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sabato 14 maggio 2011

presentazione editoriale

FoRTE SANGALLO – SALA DEI SIGILLI

NETTUNO


La S.V. è invitata

Sabato 21 Maggio 2011 alle ore 18:00

alla presentazione del libro


SANTITA’, CHI E’ STATO?

Bombe angloamericane sul vaticano

1943-1944


di Pietro Cappellari



Introdurrà il Prof. Marco Silvestri con il brano “19.7.1943”



Interverranno:


Sig. Giampiero Pedace – Assessore alla Cultura del Comune di Nettuno

Prof. Alberto Sulpizi – storico del territorio nettunese

Dott. Mag. Marcello Armocida – sociologo

Dott. Mag. Pietro Cappellari – ricercatore Fondazione della RSI


Organizzazione:

ares753@teletu.it


Il testo è disponibile presso la sede della Delegazione romana



giovedì 23 settembre 2010

Novità editoriale

Disponibile presso la sede della Delegazione Romana:

IO, PRIGIONIERO IN RUSSIA

Io, prigioniero in Russia è il racconto di un reduce della Divisione Julia,divisione che si distingueva per il motto creato da Gabriele D’Annunzio ispirandosi ai nomi di alcune città abruzzesi: “D’Aquila Penne Ugne di Leonessa”, sul fronte russo, in quella che è stata definita “la campagna militare più sanguinosa della storia mondiale”. Nel corso di un’imponente offensiva sovietica cade prigioniero. Dal Campo di concentramento di Tambov, all’ospedale di Bravoja, fino ai campi di lavoro del cotone di Taskent in Kazakhistan, è riassunta la sofferenza del giovane alpino abruzzese e di migliaia di altri prigionieri. Infine, dopo quasi quattro anni, il difficile ritorno a casa. Un’esperienza dolorosa e toccante che l’autore narra con efficacia e forza morale facendo diventare la sua storia quella di tanti e migliaia alpini che combatterono al suo fianco.

mercoledì 23 settembre 2009

Novità in libreria

Siamo lieti di segnalare l'ultimo libro di Giuliano Fiorani dal titolo:

Vite spezzate La guerra Civile COME - DOVE - QUANDO
Ministoria Documentata


Il volume sarò presto disponibile presso la sede della Delegazione Romana della fondazione Istituto storico RSI sita in Via Scirè 21/23 00189 Roma, per ordini contattarla allo 06/86217334

Riportiamo di seguito un estratto dall'introduzione del libro:

" Ritengo che l'introduzione di questo lavoro, spetti all'autore che meglio ne conosce i limiti e le intenzioni. Chi leggerà fino alla fine questo libro, si accorgerà che questo non vuole essere come tutti gli altri, di storia e analisi politica: Il mio intento nel compilare queste pagine, che vi accingete a sfogliare, sono un'esposizione ragionata e documentata, sulla tragedia che ha colpito “Casa Nostra”, durante il periodo della guerra civile dal 1943 al 1945.
Ho voluto mettere assieme persone e fatti, con dati e documenti, una cronistoria per dimostrare come, quando e da chi è incominciata la guerra civile nel loverese (29-11- 1943). Come, quando e chi l'ha finita la guerra civile nel loverese (8-6-1945). Con le terribili conseguenze che hanno portato morti, divisioni, lutti e ancora morti a casa nostra.
Quanto affermo in questo mio lavoro, è controllabile, avendo consultato in prevalenza scritti di partigiani (Brasi, Berta, Brak, Archetti), di antifascisti (Operti, Verdina, Censi), documenti ufficiali e “Pagine di diario”. Piero Operti (noto antifascista) in una lettera aperta al Presidente della Repubblica, in un minuscolo ritaglio di verità storica “Melma e sangue”, scrive: “Dire che agli ultimi di novembre del 1943, in un incontro avvenuto al caffè della stazione di Monchiero tra Maurizio, capo della resistenza a fianco di Longo, e un generale dell'Esercito, allora capo delle forze clandestine armate del Piemonte per investitura del C.L.N. regionale, Maurizio, suggerendo al generale i criteri della lotta, gli disse che bisogna “fare del rumore” e spiegò che per rumore intendeva due cose: primo, ammazzare i fascisti e tedeschi isolati onde provocare ogni volta l'impiccagione di persone del luogo e quindi alimentare nella popolazione l'odio contro gli uni e gli altri; secondo, far saltare dei ponti senza preoccuparsi se interessassero o non le comunicazioni degli occupatori, ma allo scopo di provocare altre rappresaglie e di approfondire nel popolo il senso drammatico dell'ora vissuta anche dove non erano giunte le rovine dei bombardamenti”. Questo lavoro, è il frutto di una decisione personale, contro i falsi miti, contro le reticenze e contro le tante menzogne raccontate, dove i “Buoni” erano sempre da una parte, la loro; mentre i “Cattivi” sono tutti gli altri. Quanto vado a dimostrare modestamente, è l'altra faccia della storia: la Storia di “Casa nostra”. Per ricordare come iniziò la guerra civile nel loverese. Ricordare che inizia il 29 novembre 1943 con una dubbia azione partigiana, quella azione che i “BUONI” chiamano dimostrativa e di finanziamento, dove vengono ammazzati il Paolo Rosa e Giuseppe Cortesi. Quell'azione partigiana portò al rastrellamento del 7 dicembre 1943. In Val Supine, vengono catturati sei partigiani e liberati degli ostaggi, tra i questi il Valentino Fabbri che era stato catturato durante l'azione all'ILVA di Lovere. Altri sei partigiani vengono catturati a Grumello del Monte, mentre il tenente Locardi viene preso a Milano, a casa della moglie. Totale 13 persone.
Quell'azione che voleva essere dimostrativa e di finanziamento, costerà la vita ai 13 partigiani: fucilati il 22 dicembre 1943. Ricordiamolo, così è iniziata la guerra civile nel loverese; guerra che i “BUONI” preferiscono chiamare resistenza.
Vediamola l'altra faccia della resistenza. Con le sue ombre, con i suoi morti, ma anche con i suoi momenti crudeli. Inizio con la precisa cronologia di quei giorni; vanno dal 25 luglio 1943, dalle
dimissioni di Mussolini, al Comitato di Pacificazione Cittadino, all'8 settembre con l'Italia divisa in due. Proseguo con la ricostruzione di quei terribili momenti; vanno dal 28 novembre 1943, con l'inaugurazione della nuova sede del Fascio Repubblicano di Lovere, al 29 novembre con l'uccisione di Rosa e Cortesi. Dal 7 dicembre con il rastrellamento, al 22 dicembre con 13 partigiani fucilati e con la guerra civile che seguì. All'appello del Brasi sulla vendetta. Ai morti che seguono dopo il 25 aprile 1945. Ai comunicati di Brasi: ancora morte. Alle pagine di diario di due fucilati contro. All'8 giugno 1945, quando la guerra civile nel loverese finisce per mano partigiana in riva al lago.

sabato 25 aprile 2009

Novità editoriale

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la recensione del libro di Giannetto Bordin, disponibile presso le nostre sedi.

Spia del “Büro Marine”
Un Balilla moschettiere nei servizi segreti tedeschi

Verona 1943, l’infausta data dell’armistizio lascia un segno profondo nel quattordicenne Giannetto Bordin, allora appena promosso Caposquadra dei Balilla Moschettieri; la scena che si presenta ai suoi occhi è sconfortante, ufficiali che scappano, soldati che gettano via la divisa e cercano disperatamente un abito civile, funzionari del regime che attendono tempi migliori e canaglieria varia che si aggira in città.
La data dell’otto di settembre si abbatté come un uragano sulle coscienze di tutti gli Italiani e li scosse a tal punto da formare, come sottolinea l’autore, un vero e proprio spartiacque; da una parte rimasero gli arrivisti, quelli che dallo stato fascista avevano ottenuto cariche, compensi e onori e che presto salteranno sul carro (armato) dei vincitori, e dall’altra i puri, spesso fascisti della prima ora, che volendo lavare l’onta del tradimento si organizzeranno in squadre di azione ben prima della fondazione della RSI.
Tra questi ultimi il padre del giovane Giannetto, che da subito militò in quella che poi sarebbe diventata nel 1944 la XXI brigata nera “Stefano Rizzardi”; che sarà la squadra d’azione responsabile dell’ordine pubblico durante il processo ai traditori del Gran Consiglio del Fascismo del 25 Luglio 1943, tenutosi a Verona nel gennaio del 1944, presso la sala concerti di Castelvecchio.
Nel suo libro l’autore narra con dovizia di particolari la sua particolare esperienza di combattente della RSI; raggiunto il padre nel novembre del 1943, presso la futura Brigata Nera, vive le vicende di questa, vicende spesso tragiche e dolorose, essendo quello il periodo in cui l’infame mano gappista comincia a colpire, fino al 1944, quando viene contattato da elementi del servizio informazioni della Marina Germanica, per essere addestrato come elemento da infiltrare oltre le linee nemiche come marconista, per trasmettere preziose informazioni alle forze dell’Asse.
L’addestramento viene svolto a Rovereto, sotto la guida di rigidi istruttori Tedeschi, purtroppo termina troppo tardi per essere impegnato in azione, infatti torna a Verona il 23 Aprile del 1945; di lì a poco ( il 26 Aprile) gli Americani sarebbero entrati in Città.
Il libro, pur non avendo altre pretese, che quello di narrare i fatti veramente accaduti durante il periodo della Repubblica Sociale, riesce a trasmettere in pieno il clima e la fede che animava certe scelte sicuramente “scomode”, scelte che venivano rispettate anche dai nemici anglo-americani.
Riportiamo un brano del libro a tal proposito, esemplificativo della differenza di vedute tra “partigiani” e inglesi : “ (…) siccome i nostri avversarsi continuavano ad inveire ed insultare i “fascisti”cercando la complicità degli inglesi, che evidentemente ritenevano dovuta d’ufficio, Il sottoufficiale estrasse una grossa pistola dalla fondina e, impugnandola con aria minacciosa, esplose un colpo in aria. Gli ex partigiani zittirono di colpo. Fu allora che nel più assoluto silenzio, con voce chiara, lasciando allibitii presenti, l’inglese gridò una frase rimasta indelebilmente scolpita nella mia memoria: “Partisan Italian bastards, Fascists Italian Gentelmen”.